Sembra ovvio che i bambini e i giovani vadano a scuola per imparare. Basterebbe dire, però, che affinché questi apprendano non sarebbe stato necessario inventare le scuole, visto che gli esseri umani, come tutti gli altri animali, apprendono sempre, durante la loro vita ed in ogni luogo, specialmente fuori dalle scuole.
L’apprendimento è un esercizio costante di interazione con tutto ciò che ci circonda; esso racchiude nell’essere umano la capacità sensoriale e tutte le facoltà intellettive che in maniera generica vengono chiamate “pensiero”.
Ogni nuovo apprendimento, realizzato da una persona, modifica in qualche modo le “vecchie conoscenze” e gli permette di compiere nuove esperienze, che a loro volta trasformano le nuove possibilità di apprendere.
In questo modo i diversi apprendimenti hanno il potere di tracciare una sorta di cammino o di mappa così individuale tanto che difficilmente due persone hanno lo stesso vissuto di esperienze e, pertanto, è quasi impossibile che apprendano le stesse cose allo stesso modo.
Gran parte dei problemi relativi all’apprendimento provengono dall’associazione ricorrente tra questa complessa nozione dal punto di vista biologico e neurologico e ciò che succede nelle aule scolastiche, nei collegi o nelle università.
In queste istituzioni, che costituiscono i luoghi dell’educazione formale, non è così importante ciò che si apprende quanto ciò che si insegna.
Esistono, infatti, curricola, piani di studio, prove di valutazione, ecc. che cercano di verificare se l'enorme numero di bambini che frequenta una determinata classe abbia imparato le stesse cose, nello stesso tempo e nello stesso modo, senza tener conto del loro contesto di vita, delle loro esperienze e necessità vitali.
Per questo motivo, ritengo che sia fondamentale comprendere il profondo significato della parola “apprendimento” che tenga conto, soprattutto, dei vissuti e delle esperienze di ogni persona (dal punto di vista dello sviluppo umano, inteso come crescita individuale e collettiva) ed invito i lettori a riflettere su quanto scriveva l’antropologo statunitense Clifford Geertz nel suo libro “L’interpretazione delle culture”: “Siamo animali incompleti o incompiuti che ci completiamo attraverso la cultura, ma non attraverso la cultura in generale, quanto per le forme di alto grado particolari di essa: la forma dobuana e la forma javanesa, la forma hopi e la forma italiana, la forma di classi superiori e quella di classi inferiori, la forma accademica e quella commerciale”.
Per un essere umano l’importante è disporre degli strumenti di comportamento indispensabili per adattarsi all’ambiente nel quale vive ed essere capace di progredire attraverso attività individuali e collettive che assicurino la sopravvivenza delle specie.
Dunque è chiaro che apprendere è molto più che leggere e scrivere, si tratta, infatti, di un essenziale meccanismo di adattamento, sebbene la lettura e la scrittura siano una parte molto importante dell’intercambio di informazioni richiesto per adattarsi e progredire nel mondo contemporaneo. Di fatto ciò che ognuno apprende veramente è ciò di cui ha bisogno, il resto lo scarta grazie a meccanismi molto efficaci del cervello.
Credo che la confusione sul significato della parola "apprendimento" costituisca, oggi, l'inizio di buona parte del fallimento della scuola, in relazione alla sua funzione sociale, visto che non sempre riesce a soddisfare le aspettative degli individui e della società.
Dott.ssa Valentina Caccamo
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martedì 16 dicembre 2008
venerdì 12 dicembre 2008
Maestro unico facoltativo?
Il maestro unico, previsto dalla “riforma” Gelmini nella scuola primaria, sarà attivato su richiesta delle famiglie. Questo è quanto emerge, secondo le maggiori testate giornalistiche, dal verbale conclusivo dell’incontro tra sindacati della scuola e governo, che si sono incontrati a Palazzo Chigi.
Ma la scelta facoltativa riguarda realmente il "maestro unico" o riguarda, invece, solo la scelta del tempo scolastico?
La Gelmini ribadisce che non è stato fatto alcun passo inietro e, quindi, il maestro unico rimane! Il maestro unico che, secondo il Ministro dell'istruzione, è un modello "pedagogicamente corretto" nonostante i pareri contrari di noti pedagogisti, primi tra tutti l'illustre Prof. Canevaro.
Il maestro unico, che va prepotentemente a sopperire le funzioni svolte sino ad ora da più docenti, non è sicuramente una scelta pedagogica ma, bensi, è solo "economicamente corretto" per un governo che, nonostante i pareri contrari di una grande fetta dell'Italia, spera in un'omologazione culturale. In fondo, grazie al maestro unico, i nostri bambini potranno "confrontarsi" solo con una persona e non saranno esposti alle pluralità metodologiche che caratterizzano i vari insegnanti. Basteranno, in 24 ore settimanali di scuola, delle piccole pillole di "sapere" che permetteranno di combattere la forse temuta crescita intellettiva del bambino (che sarà così più facile gestire).
Vi invito ad ascoltare l'intervista al Prof. Canevaro che è possibile trovare su youtube o cliccando sul seguente link http://www.byoblu.com/video.
Giovanna Cataldi
Ma la scelta facoltativa riguarda realmente il "maestro unico" o riguarda, invece, solo la scelta del tempo scolastico?
La Gelmini ribadisce che non è stato fatto alcun passo inietro e, quindi, il maestro unico rimane! Il maestro unico che, secondo il Ministro dell'istruzione, è un modello "pedagogicamente corretto" nonostante i pareri contrari di noti pedagogisti, primi tra tutti l'illustre Prof. Canevaro.
Il maestro unico, che va prepotentemente a sopperire le funzioni svolte sino ad ora da più docenti, non è sicuramente una scelta pedagogica ma, bensi, è solo "economicamente corretto" per un governo che, nonostante i pareri contrari di una grande fetta dell'Italia, spera in un'omologazione culturale. In fondo, grazie al maestro unico, i nostri bambini potranno "confrontarsi" solo con una persona e non saranno esposti alle pluralità metodologiche che caratterizzano i vari insegnanti. Basteranno, in 24 ore settimanali di scuola, delle piccole pillole di "sapere" che permetteranno di combattere la forse temuta crescita intellettiva del bambino (che sarà così più facile gestire).
Vi invito ad ascoltare l'intervista al Prof. Canevaro che è possibile trovare su youtube o cliccando sul seguente link http://www.byoblu.com/video.
Giovanna Cataldi
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